Comitato Scientifico Centrale
del Club Alpino Italiano - dal 1931

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I grandi carnivori delle Alpi sono una raccolta di sei pannelli illustrativi sui grandi mammiferi predatori delle montagne italiane realizzati per la manifestazione La scienza nello Zaino: un evento dedicato alla scienza e alla cultura della montagna che si è tenuto nella fortezza del Priamar a Savona nel 2015. Qui sono riportati i testi e le immagini della mostra, che illustrano la vita e il comportamento di questi animali e come deve o dovrebbe comportarsi l'uomo nei loro confronti.

Testi di Davide Berton; foto di D.Berton, M.Pregliasco e L. Lowenthal.

Il ritorno dei grandi carnivori nelle Alpi e la nascita del Gruppo Grandi Carnivori del CAI

IGrandiCarnivoriImmagine di Davide Berton

Dopo quasi un secolo, negli ultimi anni si ritorna a sentir parlare sempre più spesso e con crescente interesse del ritorno dei grandi carnivori in territorio Alpino.

Orso, Lupo, Lince erano infatti estinti - o tuttalpiù ridotti a popolazioni non più vitali a causa della persecuzione diretta dell’uomo – considerati un pericolo, nonché in competizione per le risorse alimentari già magre (selvaggina, animali allevati, miele ecc.), venivano sistematicamente uccisi.

Accanto a questo fattore, accentuato ulteriormente dall’offerta di premi ed incentivi per chi catturava un esemplare, va aggiunta la significativa riduzione degli habitat naturali forestali dovuta allo sfruttamento dei territori montani che vennero sostituiti via via con zone aperte e pascoli. Di fatto scomparirono gran parte dei corridoi ecologici di collegamento tra le aree boschive, ormai relegate alle zone marginali, e naturalmente anche le potenziali prede per i grandi carnivori legate a questo tipo di habitat.

 

Il recente abbandono della montagna e la conseguente rinaturalizzazione ed espansione del bosco sono alla base della riconquista del territorio alpino da parte dei grandi carnivori, favoriti inoltre da una più attenta gestione ecologica del territorio – grazie alla  costituzione di numerosi parchi e riserve e alla promulgazione di nuove leggi di tipo conservazionistico - nonché da una crescente sensibilità verso la natura da parte della popolazione.

Alcuni di essi, in particolare il Lupo, hanno iniziato spontaneamente una lenta ma graduale e vincente riconquista dei territori perduti; l’Orso, lo stesso, ma in modo più timido, tanto che solo in seguito ad importanti progetti di rinforzo dell’originaria e ormai non vitale popolazione alpina (Life Ursus-Trentino), sta recuperando l’antico areale;  la Lince invece, completamente estinta sulle Alpi, è stata reintrodotta con successo in alcune zone di Svizzera e Slovenia, da cui si sta timidamente espandendo in alcuni settori alpini.

Una novità assoluta per le Alpi è la comparsa dello sciacallo dorato, specie che ha ampliato il suo areale dai Balcani verso nord.

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Tutto ciò comporta naturalmente una serie di problematiche non solo di tipo gestionale, ma anche di tipo amministrativo, e sociale, poiché questa nuova espansione dei predatori, di cui si è perso memoria nelle pratiche agrosilvopastorali, richiede il recupero delle antiche tradizioni, l’avvio di azioni di tipo burocratico per l’ottenimento di risarcimenti e rimborsi da parte di allevatori, apicultori ed allevatori.

L’unica risposta possibile da un punto di vista ecologico nel senso più ampio nel termine è la convivenza civile e pacifica tra l’uomo, con le sue pratiche di sfruttamento della montagna, e gli abitanti selvatici delle Alpi, ma si tratta di una vera e propria sfida sociale.

All’interno di questo scenario complesso ma affascinante, in seno al Club Alpino Italiano - con l’occasione data dalla collaborazione con il progetto Life Wolfalps,  firmato nel maggio del 2015 - un gruppo di soci appassionati  ha costituito il GRUPPO GRANDI CARNIVORI del CAI, per poter essere, con la forza del volontariato e la diffusione capillare nel territorio, di supporto agli enti preposti alla gestione di questi animali; uno degli intenti più importanti è la divulgazione corretta presso i soci e la popolazione, nonché la  segnalazione di avvistamenti, tracce e predazioni .

Punto fondamentale è quello di mantenere una posizione di confronto, equilibrio e dialogo, tra chi tutela l’ambiente anche attraverso la gestione dei Grandi Carnivori e le popolazioni montane che ne subiscono gli effetti collaterali.

Si tratta sicuramente di una delle più importanti sfide del presente, ma anche di una grande opportunità per diffondere la coscienza e la consapevolezza dell’importanza di questi animali per mantenere ricca la biodiversità ed una condizione di equilibrio tra le prede ed i loro predatori naturali.

 

 

 


Il lupo

Il lupo presenta mantello folto, variabile dal marrone-antracite al marrone chiaro; a volte può essere nero, bianco, fulvo o beige. Il torace è sempre marrone chiaro.

Caratteristica rispetto al cane domestico è la mascherina di colore bianco crema, che si estende attorno alle labbra superiori ed inferiori.

L’odorato è il senso più sviluppato, l’udito è eccezionale, mentre la vista è meno acuta rispetto ad altri predatori, sebbene molto efficiente durante la notte

lupo

I lupi - a differenza di altri grandi carnivori come la lince e l’orso, che conducono vita solitaria - vivono in branco, generalmente costituito da un gruppo familiare. Il branco è una complessa struttura sociale, che occupa e difende una porzione di territorio in maniera stabile ed esclusiva, dove la caccia, l’accoppiamento, l’allevamento della prole e la difesa del territorio sono svolti in maniera solidale.

Al vertice di queste unità familiari si trovano un maschio e una femmina dominanti (detti alpha, essendo i genitori capostipiti del branco) che sono monogami e in genere sono gli unici a riprodursi all’interno del branco.

Il sistema di comunicazione vocale dei lupi è piuttosto complesso ed articolato e comprende: l’ululato, l’abbaio, i guaiti e gli uggiolii.

Il Lupo è una specie molto adattabile: l’areale originario si estendeva su tutta l’Eurasia e l’America settentrionale, spaziando in una notevolissima varietà di ambienti ed habitat naturali, dalla tundra al deserto, purché con una buona popolazione di ungulati selvatici.

La crescente competizione con l’uomo ne ha però lentamente ridotto l’areale, portandolo in molte zone all’estinzione.

In Italia, i lupi sono stati sterminati sulle Alpi nel primo ventennio del XX secolo; per decenni sono rimasti confinati in alcune aree dell’Appennino, con una popolazione in declino fino agli anni ’70, quando venne stimata la presenza di un centinaio di individui.

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Dagli anni ’70 si è fortunatamente assistito ad una lenta ripresa, dovuta a diversi fattori (in parte descritti nel pannello n°1), ma soprattutto all’elevata adattabilità ecologica di questo animale, capace di riuscire a vivere in qualsiasi condizione e di nutrirsi di ciò che trova.

Tutto ciò, unito ad un’elevata capacità di dispersione da parte dei giovani esemplari (riescono a compiere spostamenti di migliaia di chilometri anche attraverso territori sfavorevoli), ha fatto sì che la popolazione lentamente si riprendesse, dapprima su tutto l’Appennino, poi sulle Alpi, a partire da quelle Occidentali sino ad arrivare a quelle Orientali: qui si sta realizzando il ricongiungimento di popolazioni diverse, che da secoli non erano più in contatto (Lupo dinarico, Lupo appenninico, Lupo carpatico). Emblematico il caso del branco della Lessinia, formato da una femmina appenninica e da un maschio dinarico.

La popolazione Alpina è stimata in circa 41 gruppi famigliari, concentrati soprattutto nelle Alpi Occidentali (2014).

 


L’orso

L'orso è un animale forte e compatto, possiede una folta pelliccia bruna, a volte con riflessi nerastri in contrasto con zone più chiare.

È un plantigrado, cioè si muove appoggiando sul terreno l'intera pianta della zampa, dotata di ampi cuscinetti plantari e di robusti unghioni non retrattili. La sua vista è mediocre, mentre l'olfatto e l'udito sono molto sviluppati.

orsoL’orso conduce prevalentemente vita solitaria per tutto l’anno. Gli unici momenti in cui esiste un certo tipo di vita sociale è nel periodo degli amori tra maschio e femmina e tra femmina e piccoli durante il loro svezzamento e allevamento.

Il suo habitat è costituito da ambienti boscati molto articolati con presenza di zone rocciose dal piano collinare sino al limite superiore del bosco, che a volte supera durante l’estate o in fasi di spostamento.

Il plantigrado ha un regime alimentare onnivoro e variabile durante l’anno, si nutre infatti un po’ di tutto quello che trova nel suo territorio, dai frutti e bacche, ad erbe, radici, insetti, animali morti e predati, miele, immondizia.

Nella sua biologia, caratteristica e peculiare è la fase di latenza invernale, quando gli animali cadono in uno stato di torpore e passano i mesi più difficili in tane su nicchie preesistenti o scavate appositamente.

Il periodo degli amori si ha tra maggio e giugno ed i piccoli nascono in tana ciechi e privi di pelo dal peso di 500gr nell’inverno successivo.

Presente storicamente in tutto l’emisfero boreale con l’esclusione dei ghiacciai circumpolari e della fascia tropicale, in Europa era diffuso in tutto il territorio ove vi fossero ambienti adatti alla vita della specie.

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La crescente competizione con l’uomo lentamente ne ha ridotto l’areale portandolo in molte zone all’estinzione.

In Italia le uniche due popolazioni residue presenti all’inizio del XX secolo furono quelle dell’orso bruno marsicano nelle montagne d’Abruzzo e quello del Trentino nelle Alpi.

Negli ultimi decenni, soprattutto nelle Alpi per i motivi indicati nella scheda n°1 si è assistito ad una leggera ripresa degli orsi che provenienti dall’espansione della popolazione Balcanica hanno iniziato a colonizzare le Alpi Orientali con qualche maschio giovane in dispersione.

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Alla fine degli anni ’90 del XX secolo con il progetto Life ursus in Trentino furono rilasciati 10 esemplari che hanno velocemente ripopolato le Alpi Centrali.

Oggi nelle Alpi Centro Orientali si stima la presenza di circa 50-60 orsi (2014)

Immagine D.Berton


La lince 

La Lince presenta un mantello, dall’importante funzione mimetica, ha una colorazione che può variare dai toni grigi o brunastri a quelli spiccatamente rossicci. Può essere di colorazione quasi uniforme, a volte leggermente striato, ma più spesso maculato.

Caratteristiche tipiche della specie sono i ciuffi apicali di peli neri sui padiglioni auricolari (lunghi da 4 a 7 cm) e le fedine, una sorta di “barba”, costituita da lunghi peli bianchi, che ne incorniciano il muso.

linceGli arti sono relativamente lunghi e le zampe grandi e pelose, per facilitarne lo spostamento su terreno innevato (galleggiamento) e quindi la caccia nel periodo invernale. Le unghie sono retrattili.

L’accoppiamento avviene in marzo-aprile.

Gli incontri tra i due sessi sono infatti rari al di fuori del periodo riproduttivo.

La lince è un carnivoro stretto che si nutre quasi esclusivamente di animali cacciati attivamente.

La dieta si compone prevalentemente di ungulati, quali: capriolo (sua preda elettiva nelle zone alpine), camoscio, cervo, muflone; oltre che di lagomorfi (prede principali delle linci scandinave), volpi, altri mammiferi di piccola-media taglia e uccelli.

La lince è un tipico abitante delle foreste (dalle foreste di latifoglie mediterranee ai boschi di conifere boreali), poiché il suo modo di cacciare all’agguato necessita di un habitat ricco di nascondigli.

Il felino è un  animale elusivo e vive  solitarie in territori pressoché stabili (muovendosi soprattutto verso il crepuscolo e l’alba), nei quali non tollerano la presenza di altri individui adulti dello stesso sesso.

 La Lince, era presente in tutti i settori boscati adatti alla sua vita dell’emisfero boreale con varie sottospecie.

Nel settore Alpino la scomparsa definitiva della Lince risale all’inizio del XX secolo per i motivi spiegati nel pannello 1. Visto la totale assenza di popolazioni residue in ambienti prossimi alle Alpi si decise di procedere con delle reintroduzioni (con linci carpatiche) operate dall’uomo -in Svizzera (dal 1971 al 1976) e Slovenia (1973)- che furono coronate da un successo, giunto anche oltre le aspettative.

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Da questi due nuclei sorgente anche altri settori alpini videro il timido ritorno del felino. Oggi la situazione non è del tutto rosea visto la contrazione importante delle popolazioni -soprattutto in Slovenia e conseguentemente nelle Alpi Orientali. Per questo motivo si è iniziato un progetto (2014) denominato ULyCA (Urgent Lynx Conservation Action) attraverso il quale vengono poste in atto misure urgenti per la conservazione della lince eurasiatica nelle Alpi Sud-orientali.


Lo Sciacallo dorato

Il mantello dello Sciacallo dorato è generalmente di colore grigio-rossastro, più folto in inverno e più rado in estate. Il suo aspetto ricorda a prima vista una grossa volpe, ma da questa differisce per la coda più corta e per l’aspetto più massiccio. La sua struttura è simile, semplificando al massimo, a quelle di un piccolo lupo.

Il canide ha abitudini prevalentemente crepuscolari-notturne ed è una specie perlopiù solitaria o che forma piccole unità famigliari.

sciacalloIl suo habitat principale è costituito da aree aperte ricche di nascondigli, ma anche boschi luminosi e non disdegna di avvicinarsi agli abitati.
Lo Sciacallo ha un regime alimentare onnivoro, la sua grande adattabilità e lo spiccato opportunismo alimentare sono le sue caratteristiche vincenti, che ne hanno favorito l’espansione in Europa.
Raggiunge la maturità sessuale nell'anno seguente alla nascita. Si accoppia sul finire dell'inverno e la gestazione dura 63 giorni. Il parto avviene in marzo-aprile; nascono 3-8 piccoli inetti, in tane sotterranee o in nicchie varie.
Come per il lupo anche lo sciacallo emette parecchi vocalizzi come: ululati, abbai, guaiti, ringhi, mugolii, scagni, ecc.

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La specie ha avuto origine in Asia Minore ed ha raggiunto il continente europeo alla fine delle glaciazioni pleistoceniche. Le popolazioni più numerose attualmente si trovano nella Penisola Balcanica ed in particolare in Bulgaria e Romania. Gli sciacalli italiani provengono dalle popolazioni della costa adriatica (Dalmazia) e della Croazia orientale (Slavonia) e da qui a partire da metà degli anni ottanta del ‘900 sono apparsi anche nel settore nord-orientale del nostro paese. Il primo Sciacallo dorato certo per l’Italia è stato abbattuto (scambiato per una volpe) nel 1984 a San Vito di Cadore.

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Interessante dunque la storia della sua espansione, visto che per l’Italia e per le Alpi è un animale nuovo che non era mai stato presente prima e che ha raggiunto questi territori spontaneamente come naturale espansione del suo areale.


Conflitti tra l'attività umana e il ritorno dei grandi carnivori

Se il ritorno dei Grandi Carnivori è senz’altro un aspetto positivo per l’ambiente naturale e ne rivela le potenzialità, al tempo stesso questa espansione in atto mette in evidenza in maniera forte il conflitto tra questi animali e il mondo rurale e, in parte, con quello venatorio.

La loro presenza nel territorio alpino comporta infatti tutta una serie di problematiche molto complesse da gestire. Principalmente si tratta di danni al patrimonio zootecnico, in seguito alle predazioni di animali al pascolo (bovini, ovini, equini, animali di bassa corte, ecc.), distruzione o danneggiamento di arnie (orso) ed incursioni in terreni coltivati o ai margini degli abitati per sfruttare alimenti di facile reperimento (orso).

LupoScontornatoLa questione è molto spinosa e degna della massima attenzione, dal momento che far impresa nelle Terre Alte è sempre più difficile: pochi ormai investono in questo settore, a causa di ristretti margini di guadagno in rapporto all’impegno nel condurre queste attività.

Si può quindi ben capire come la presenza di questi importanti animali e la loro azione nel territorio, rivolta  inconsapevolmente verso fonti alimentari più facili, comporti una forte competizione e un accentuato malcontento tra chi in montagna vive e lavora.

Al  giorno d’oggi tuttavia la coscienza e la cultura naturalistica sono più sviluppate rispetto al passato e le leggi dello stato ed europee impongono giustamente la protezione di questi animali, la cui importanza ecologica va ben oltre le problematiche citate, per cui si sta cercando di sviluppare una gestione che al contempo permetta la convivenza con le attività umane.

Sono state così adottate una serie di misure concrete quali:

risarcimento del danno a carico di animali domestici allo stato brado, di arnie ed altro
sovvenzioni per premiare le buone pratiche che permettono di evitare il problema
La scomparsa quasi totale di questi animali nelle Alpi per oltre un secolo ha portato ad abbandonare infatti molti dei sistemi storici utilizzati per ridurre l’impatto dei predatori sulle attività umane, che oggi è fondamentale recuperare .

Tra i mezzi attualmente consigliati vi sono:

gregge seguito dal pastore e non lasciato da solo
chiusura notturna del gregge in recinzioni
utilizzo di cani da guardiania
utilizzo di attrezzature di dissuasione acustica ed elettrica
messa in sicurezza di arnie ed altre strutture sensibili

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La gestione del conflitto tra uomo e predatori è punto cardine per la convivenza e quindi la sopravvivenza di queste specie nelle Alpi: solo attraverso il dialogo, la ricerca di soluzioni condivise ed il rispetto sia delle attività umane che degli animali selvatici si potrà raggiungere questo importante obiettivo.

 


Norme e comportamento in caso di incontro con i grandi predatori

Muovendoci nell’ambiente naturale dei nostri monti, non è da escludere, seppur molto raramente, la possibilità di incontri ravvicinati con i grandi carnivori.

Trattandosi di animali selvatici, non possiamo infatti ritenerci totalmente immuni da comportamenti potenzialmente pericolosi nei nostri confronti, come del resto capita spesso con animali più comuni (cinghiali, cervi, vacche, cavalli, cani ecc.).

È altamente improbabile che i predatori, molto schivi e riservati per natura, manifestino atteggiamenti diversi da quello della fuga alla nostra vista; ciò nonostante, soprattutto per l’Orso, non dobbiamo mai sottovalutare il rischio, seppur minimo, di atteggiamenti aggressivi.

Per questo motivo è bene sapere come comportarsi in caso di incontro:

godersi a distanza questo raro spettacolo. Non avvicinarsi per nessuna ragione
se l’animale viene verso l’osservatore, conviene parlare ad alta voce senza fare movimenti bruschi e indietreggiare senza voltarsi in modo da mantenere la distanza. Appena si accorgerà della presenza di una persona scapperà nel folto del bosco
se l’osservatore si trova improvvisamente a breve distanza da un Lupo, una Lince o un Orso bruno, tentare di controllare l’emozione. Rimanere calmi. Iniziare a parlare ad alta voce lasciando sempre una via di fuga all’animale.
se si incontrano cuccioli di grandi carnivori, soprattutto se di Orso bruno, non avvicinarsi e non toccarli per nessuna ragione. Non mettersi mai tra i cuccioli e la madre o comunque i genitori o i componenti del branco. Questa è una rara occasione in cui si possono verificare comportamenti aggressivi finalizzati alla difesa della prole. Tornare con cautela sui propri passi
se si osservano lupi o orsi particolarmente confidenti avvisare le autorità competenti
Nei territori dove è segnalata la presenza dei Grandi Carnivori è bene inoltre seguire anche altre regole come:

rispettare la tranquillità della fauna selvatica, senza forzare incontri e avvicinamenti
conservare cibi e relativi avanzi in luoghi non raggiungibili da orsi e lupi
non gettare avanzi di cibo vicino alle abitazioni o alle baite
riportare gli avanzi di cibo a casa. Non gettare avanzi commestibili nei cestini lungo i sentieri e tantomeno per terra nei boschi
attraversando luoghi con vegetazione folta o comunque caratterizzati da una scarsa visibilità, è meglio fare un po’ di rumore, in modo tale da non arrivare inavvertitamente a breve distanza dagli animali, spaventandoli
non seguire le tracce di lupi, orsi e linci
non creare punti di alimentazione per osservare o fotografare i grandi carnivori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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