Comitato Scientifico Centrale
del Club Alpino Italiano - dal 1931

  • G Corrà, Osservazioni geologiche e geografiche sulla catena del Monte Baldo
  • G.Corra, La formazione della valle Lagarina e le sue morfologie glaciali
  • C.Lasen, Aspetti vegetazionali applicativi: le tipologie forestali
  • F.Prosser, Ricerche botaniche sulla vegetazione periglaciale e sulla flora d'alta quota
  • F.Festi e F.Prosser, La cartografia floristica: problemi e prospettive
  • F.Prosser, Escursione della commissione scientifica del CAI al Lastè di Tolghe

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Seminario nazionale, Atti della stazione scientifica delle Grotte di Bossea.

Per la grandiosa entità dei suoi fenomeni sotterranei e per propizi fattori storici e culturali, la Provincia di Cuneo è sede da molti decenni di una importante attività di studio dell’ambiente carsico, condotta da organizzazioni speleologiche italiane e straniere, dall’Università e dal Politecnico di Torino e dai laboratori carsologici ipogei. In questo ambito riveste notevole rilevanza l’attività di ricerca svolta, a partire dal 1969, dal Laboratorio Carsologico Sotterraneo della Grotta di Bossea, gestito dalla Stazione Scientifica del CAI di Cuneo, dal Comitato Scientifico Centrale del CAI e dal Dipartimento DITAG del Politecnico di Torino.

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Anche in questa edizione delle Lezioni di Cultura Alpina, i massimi esperti del settore accompagneranno i partecipanti in un viaggio di approfondimento della conoscenza di questo argomento parlando di come l’uomo, nel corso dei millenni, ha fortemente caratterizzato il paesaggio friulano. Castellieri e romanizzazione, pievi e castelli, miniere e cave, rogge e canali, dighe e bonifiche, vite e gelso, meccanizzazione agricola, ferrovie, mulattiere, trincee, terminando poi con la ricostruzione post-terremoto: questi e molti altri ancora sono gli argomenti che verranno approfonditi, andando a ricercare anche in ambiente, con tre escursioni diverse, gli elementi paesaggistici più caratterizzanti.

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La Società Alpina Friulana, sin dalla sua nascita (1874) si è sempre posta tra gli obiettivi lo studio delle montagne e della cultura alpina, e la promozione della conoscenza del territorio.
Oggi la Società Alpina Friulana è il punto d’incontro di quanti si interessano alla montagna dal punto di vista scientifico, professionale o come semplici appassionati, cultori, frequentatori e svolge attività di ricerca e divulgazione nel campo della cultura alpina.

Il Friuli Venezia Giulia è la regione che nell’arco alpino ha la maggiore biodiversità, un patrimonio unico e tutelato da un’ampia rete di aree naturali protette, ma soprattutto un patrimonio che dobbiamo imparare a conoscere per saperlo tutelare maggiormente. Questo corso si prefigge di approfondire la conoscenza della fauna regionale (soprattutto quella dell’ambiente alpino) imparando a riconoscere le specie principali e le relative caratteristiche ed abitudini.

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La Società Alpina Friulana, sin dalla sua nascita (1874) si è sempre posta tra gli obiettivi lo studio delle montagne e della cultura alpina, e la promozione della conoscenza del territorio. Oggi la Società Alpina Friulana è il punto d’incontro di quanti si interessano alla montagna dal punto di vista scientifico, professionale o come semplici appassionati, cultori, frequentatori e svolge attività di ricerca e divulgazione nel campo della cultura alpina.

Il Friuli Venezia Giulia è una regione ricca di biodiversità, con territori naturali molto diversi tra loro, che vanno dall’ambiente lagunare a quello alpino. Le varietà di specie presenti sul territorio rispecchiano questa eterogeneità, creando un patrimonio unico e tutelato da un’ampia rete di aree naturali protette. Il corso, strutturato in sette conferenze e due escursioni in ambiente,  si prefigge di approfondire la conoscenza dei fiori, imparando a riconoscere le specie attraverso lo studio delle loro formazioni di appartenenza.

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Convegno del Comitato Scientifico Veneto Friulano a Pieve di Cadore, 18 novembre 2017 

Nell’ultimo secolo le temperature a livello alpino sono cresciute di circa due gradi centigradi, quasi il doppio della media globale. E sono destinate a crescere ancora e, a quanto pare, sta avvenendo in maniera esponenziale. Anche se pochi gradi possano sembrare un cambiamento insignificante, una differenza di pochi gradi nel territorio alpino sono sufficienti perché la natura subisca un cambiamento decisivo.

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VARALLO, 16 OTTOBRE -MILANO, 24 OTTOBRE - VAL VOGNA, 25 OTTOBRE 2015. A cura di Roberto Fantoni, Riccardo Cerri e Piero Carlesi Matteo Rivoira e Federica Cusan - CAI sez. di Varallo, commissione scientifica "Pietro Calderini" ; CAi sez. di Milano, commissione scientifica "Giuseppe Nangeroni"

Il patrimonio culturale di un territorio e della comunità che lo abita si compone di una pluralità di elementi materiali e immateriali che ne definiscono l’identità profonda. Una ricchezza collettiva tradizionalmente trasmessa di generazione in generazione soprattutto attraverso l’oralità, da sempre fonte principale del perpetuarsi della conoscenza popolare. Ma lungo i pendii delle nostre montagne lo spopolamento che hanno vissuto paesi e borgate, in particolare nel corso del secolo passato, con l’avvento della modernità e dell’industrializzazione, ha profondamente minato la conservazione degli antichi saperi nel tempo.

 

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relazioni presentate nella sessione L’oro del  Monte Rosa del convegno L’attività mineraria nelle Alpi. Il futuro di una storia millenaria. XXVI edizione degli Incontri Tra/Montani. 23-25 settembre 2016 - Gorno (BG). A cura di Riccardo Cerri e Roberto Fantoni CAI sez. di Varallo, commissione scientifica "Pietro Calderini"      

Il convegno Le miniere delle Alpi. Il futuro di una storia millenaria, organizzato a Gorno (23-25 settembre) dalla rete degli Incontri Tra/Montani e dall’Ecomuseo di Gorno, ha affrontato la storia delle coltivazioni minerarie nelle Alpi.

 

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Di Roberto Fantoni  - CAI sez. di Varallo, commissione scientifica "Pietro Calderini",  articolo pubblicato in Raiteri C. (207) - I 150 anni della sezione di Varallo del Club Alpino  Italiano. CAI Varallo.

Nel discorso pronunciato: "Per l’inaugurazione d’un Museo di Storia Naturale e d’una sede di soccorso al Club Alpino Italiano fattasi in Varallo nei giorni 28 e 29 settembre 1867", Pietro Calderini asseriva che l’alpinista non era solo colui che "ascende le ardue cime de’ monti solo per deliziare gli sguardi in un vasto e magnifico orizzonte […] nell’unico scopo di rafforzarsi le membra, o di rinfrancare la salute, o di respirare una boccata di purissima aria", ma anche chi osserva con attenzione la natura per allargare il suo sapere, chi intraprende faticosi viaggi "per studiare le epoche dei terreni che percorre, la natura delle rocce che incontra, le erbe e i fiori che gli si parano davanti, i rettili che strisciano sotto i piedi e gli uccelli che gli svolazzano intorno".

 

 

La storia della nascita delle Alpi di Michele Pregliasco ONCN CAI Savona.

In questo Articolo viene spiegato con un pizzico di ironia l'evento geologico più importante e forse più complicato dell'Italia: la nascita della catena Alpina. In un racconto denso di accadimenti e di risvolti drammatici che riguardano la fine dell'impero dei dinosauri e l'avvento di una nuova era della vita come oggi la conosciamo ci chiediamo se noi oggi siamo veramente europei. In effetti, a parte alcune regioni d'Italia, forse siamo molto più africani di quanto pensiamo.

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